Diritti sbarrati nasce dall’idea di un contrasto forte e significativo tra i diritti umani e le barriere fisiche, legali e sociali che i detenuti si trovano ad affrontare all’interno del sistema penitenziario. Diritti sbarrati parla della dignità umana, del diritto alla salute, all’istruzione, alla protezione contro la tortura, alla libertà di espressione, e a tanti altri diritti che sono essenziali per una vita dignitosa. Diritti che, una volta che una persona entra in carcere, vengono limitati o violati in modo sistematico, a volte anche senza giustificazione legale. La situazione diventa di giorno in giorno sempre più drammatica: il sovraffollamento, la carenza di operatori, i suicidi, le criticità del sistema sanitario, rendono questi luoghi invivibili e ledono i diritti fondamentali della persona.
Le sbarre non sono solo quelle fisiche ma anche quelle simboliche e giuridiche che i detenuti si trovano a vivere. Sono quindi una metafora della negazione dei diritti, dell’isolamento e dell’invisibilità che il sistema carcerario crea nei confronti dei ristretti.
Diritti bloccati anche nelle possibilità di una riabilitazione e di riscatto sociale.
Sono sbarre soprattutto invisibili non riconosciute dalla società e, talvolta, nemmeno dalle leggi che dovrebbero proteggerli.
Il titolo quindi non è solo un richiamo alla condizione carceraria, ma vuole anche essere un monito: un’urgente riflessione su quanto il sistema penitenziario possa negare i diritti fondamentali, rinchiudendo i detenuti non solo dentro una cella, ma in un contesto di disumanizzazione e invisibilità.
Diritti sbarrati è un invito a riconoscere queste violazioni e a fare qualcosa per rompere queste barriere, per restituire ai detenuti la dignità e i diritti che meritano come esseri umani.
Questo è il mio modo per rompere quel silenzio, con rispetto e gratitudine per chi vorrà ascoltare.